Concerti

Gli astratti furori di Mozart a 17 anni

Al Teatro Comunale di Vicenza, l'Orchestra del Teatro Olimpico (con Filippo Lama "konzertmeister") ha proposto la drammatica Sinfonia in Sol minore K. 183, preceduta dal Concerto per volino K. 219, solista la giovanissima italo-giapponese Yuki Serino, classe 2006, reduce da un recente lusinghiero secondo posto alla International Mozart Competition di Salisburgo

Quando Mozart a Salisburgo mordeva il freno. La piccola patria stava stretta al genio che si affacciava ai vent’anni, verso la metà dei Settanta del Settecento. Ma il cosmopolitismo infantile da un capo all’altro d’Europa, frutto dello sfruttamento intensivo e oggi diremmo globale dal fanciullo prodigio da parte di un padre in pari misura cinico e prono ai potenti, non aveva lasciato tracce se non nella straordinaria multiformità dello stile musicale. L’orizzonte dell’insofferente konzertmeister dell’arcivescovo Colloredo rimaneva la capitale imperiale, Vienna; la sua patria musicale – lo avrebbe dimostrato di lì a poco il suo primo grande capolavoro operistico, Idomeneo – era comunque il teatro.

Di questo momento biografico-musicale si occupava con singolare coesione cronologica il concerto proposto dall’Orchestra del Teatro Olimpico nella sala grande del Teatro Comunale di Vicenza, a chiusura dell’ormai tradizionale quanto multiforme rassegna concertistica che la Società del Quartetto dedica a Mozart alla metà di marzo, nel ricordo del suo passaggio e del suo misterioso breve soggiorno a Vicenza, una delle ultime tappe del lungo primo viaggio in Italia, prima del ritorno a casa. In effetti, Mozart e il padre furono ospiti del vescovo di Vicenza, Marco Giuseppe Cornaro, dal 14 al 16 marzo 1771, ma fino a questo momento – in assenza di dettagli oltre qualche frettoloso accenno nelle lettere – non non sono emersi documenti che chiariscano cosa fecero i salisburghesi nella città del Palladio durante le 48 ore scarse che vi si fermarono.

Il programma era dunque quasi del tutto dedicato a musiche nate negli anni immediatamente successivi ai tre viaggi in Italia, non senza un omaggio iniziale al padre Martini, mentore del prodigioso ragazzo per la sua ammissione all’Accademia Filarmonica di Bologna, nella primavera del 1770. È stata proposta una semplice Sinfonia a quattro per archi, indizio del fatto che uno studioso e un docente stimato e riverito (anche dallo stesso Amadé) non necessariamente dev’essere anche un compositore di qualche rilievo.

Poi, spazio al piccolo mondo concertante per violino e orchestra, al quale Mozart si dedicò quasi esclusivamente nel 1775, concluse le lunghe e faticose spedizioni italiane. Un modo di affermare la sua originalità e la sua inventiva dopo essere stato a contatto con una scuola violinistica fra le maggiori d’Europa, della quale del resto Leopold Mozart era stato osservatore attento (e “copiatore”, per quanto riguarda Tartini) nella sua Violinschule, trattato pubblicato nel 1756. Sono stati eseguiti il Concerto K. 219, ultimo della serie di cinque, uno dei più popolari anche per le “turcherie” che animano il movimento conclusivo, e il non frequente Adagio K. 261, pagina alternativa al movimento lento del Concerto, probabilmente richiesta nel 1776 dal violinista della corte salisburghese Antonio Brunetti. Un confronto che ha reso evidente – lo aveva giustamente osservato fra gli altri Giovanni Carli Ballola – come la questione non fosse tecnica ma espressiva: gli “esaltati erramenti lirici del meraviglioso brano originale” sembravano qualcosa di troppo non solo e non tanto al solista ma specialmente al suo augusto e retrivo datore di lavoro, l’arcivescovo.

La giovane violinista Yuki Serino al Comunale di Vicenza

Si è incaricata di delineare questo piccolo e affascinante mondo una violinista che ha la stessa età di Mozart quando mise mano ai Concerti. Yuki Serino, classe 2006, padre italiano e madre giapponese, è arrivata a Vicenza sull’onda del secondo premio conquistato un mese fa a Salisburgo alla International Mozart Competition. Il suo suono è terso, elegante, forse in qualche momento bisognoso di una maggiore densità ma sempre controllato come lo è il fraseggio, secondo uno stile sorvegliato, nel quale l’invenzione mozartiana è sempre in equilibrio fra vivacità italiana e pensosità tedesca. Di ottimo livello il dialogo con l’orchestra del teatro Olimpico, che si è presentata con il “tutor” Filippo Lama come konzertmeister e ha ben delineato il suono chiaro ma non banale che caratterizza queste pagine, lavorando di fino sulle dinamiche, sul fraseggio, sul dialogo fra le parti.

Nella seconda parte della serata, concluso il capitolo con violino solista (bis indubbiamente originale da parte di Serino: la Romanza per violino e archi di Johann Peter Solomon, più noto alle storie come l’impresario che portò Haydn a Londra per i suoi trionfi sinfonici), ugualmente di notevole interesse il confronto fra due pagine orchestrali mozartiane. L’Ouverture della Serenata teatrale Ascanio in Alba fu scritta alla fine del 1771, quando lo spettacolo debuttò al teatro Ducale di Milano (la commissione aveva determinato il secondo viaggio di Mozart in Italia) ed è uno straordinario esempio di freschezza, brillantezza, verve ritmica e coloristica. Un paio di anni più tardi, a casa, la Sinfonia K. 183, nella “fatale” tonalità di Sol minore, disegna panorami interiori molto diversi, specialmente nel drammatico primo movimento, una pagina che dura come gli altri tre insieme. Gli “astratti furori” di Mozart a 17 anni sono molto teatrali, di una drammaticità ben diversa da quella coltivata per la scena fino a quel momento. La OTO li ha delineati con misura, quasi con classicistico equilibrio, giustamente evitando di fare di questa partitura sintomatica un esempio di Romanticismo ante litteram, ma inserendola nella fervida corrente Sturm und Drang. Esecuzione quindi chiaroscurale, elegante quanto declamatoria, comunque attenta all’equilibro fra le parti. Non ha aiutato la serata non felicissima dei corni (ne sono previsti quattro, unicum nella produzione sinfonica mozartiana), ma quasi sempre fiati e archi hanno dialogato con bella sintonia ed efficacia di musicale immediatezza.

Pubblico discretamente numeroso, molti applausi.

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